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ll Terminillo fu lanciato turisticamente negli anni trenta dopo una visita di Benito Mussolini che rimase “impressionato dalla bellezza del massiccio montuoso”. Venne così realizzata un’ampia strada da Lisciano a Pian De’ Rosce, successivamente completata fino a Terminillo (strada statale 4 bis del Terminillo), mentre negli anni venti il Terminillo poteva essere raggiunto solo a piedi o a cavallo attraverso sentieri. Negli anni trenta inizia quindi il boom turistico con le prime piste da sci attrezzate. Nel 1940 viene realizzata la funivia, tutt’oggi esistente.

Dagli anni cinquanta agli anni settanta Terminillo è la località sciistica di riferimento di tutto il Centro Italia. In questo periodo diventa un punto di ritrovo della “Roma bene”: vi soggiornano esponenti politici come Togliatti e Nilde Jotti, il presidente del consiglio Giuseppe Pella, ecc. Erano visitatori abituali esponenti del cinema come Gino Cervi, Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman (che qui conobbe la sua seconda moglie Diletta), Marcello Mastroianni, Jean Sorel, Gina Lollobrigida (che qui nel 1949 sposò Mirko Skofic), Bice Valori, Paolo Panelli, Antonello Falqui, Luciano Enner, Giuliano Gemma, Raf Vallone, Massimo Girotti, Rossana Podestà, Eleonora Rossi Drago, Bruno Modugno, Carla Del Poggio, Anna Maria Ferrero, Marina Vlady Versois, Tina Pica, Luigi Zampa(che qui perfezionò la sceneggiatura de Il medico della mutua) ed Eduardo De Filippo (che era solito passarvi le vacanze natalizie con la famiglia; proprio qui la mattina del 5 gennaio 1960 morì sua figlia Luisella di appena dieci anni per un’emorragia cerebrale). Il Terminillo, sia per gli esterni che negli interni degli alberghi, divenne il set per le riprese di molti film, tra i quali Lo sbaglio di essere vivo (1945), Fanciulle di lusso (1952), Un amore senza fine (1958), La zia d’America va a sciare (1958), Il giudizio universale (1961), Se permettete parliamo di donne (1964).

Dagli anni ottanta e novanta, a causa dell’assenza di investimenti atti a rinnovare, modernizzare ed ampliare gli impianti di risalita, Terminillo vive una crisi dovuta anche alla sempre più forte concorrenza delle stazioni abruzzesi, diventate di colpo più vicine a Roma dopo la costruzione dell’autostrada A24.

Negli ultimi 20 anni gli impianti si sono ridotti, ma la Regione Lazio ha stanziato 20 milioni di euro per il rinnovo e l’aumento delle strutture sciistiche, ma la Regione stessa ha bocciato nel settembre 2015 il Progetto T.S.M. (Terminillo Stazione Montana) che aveva invece visto il consenso del 100% dei Comuni del comprensorio e che prevedeva sia l’ammodernamento degli impianti che la realizzazione di nuovi percorsi paesaggistici e nuovi rifugi, nonché l’unione del versante Ovest con quello leonessano (est). Allo stato attuale (febbraio 2016) è in corso un contraddittorio tra i proponenti il progetto TSM e i tecnici della Regione Lazio per far sì che il progetto venga approvato, seppure in parte modificato.

La vicinanza con la capitale ha fatto sì che venga colloquialmente indicata come “la montagna dei romani”: i turisti provenienti dalla capitale ne frequentano infatti spesso le piste sciistiche; inoltre l’appellativo si può anche spiegare col fatto che, a differenza delle altre cime oltre i 2000 metri dell’Appennino centrale, il Terminillo è spesso visibile da Roma, specie nelle limpide giornate invernali, nelle quali appare l’intera montagna innevata.

Dal punto di vista geologico e geomorfologico si tratta di un massiccio calcareo abbastanza vasto (perimetro di quasi 70 km), quasi distaccato e isolato dagli altri gruppi montuosi dell’Appennino centrale, tipicamente appenninico quanto a geomorfologia (mai troppo aspra, ma comunque articolata) e quanto a flora e fauna presenti.

Il versante meridionale che guarda verso la piana di Rieti, molto più antropizzato e sfruttato a livello turistico, è a maggior dislivello rispetto a quello settentrionale, più aspro, selvaggio e integro, che guarda verso l’altopiano di Leonessa. Da esso si diparte la dorsale più occidentale dell’Appennino centrale che si innesta a sud-est ai vicini monti del Cicolano, poi a seguire i Monti Carseolani e i Monti Simbruini e così via procedendo verso sud est lungo lo spartiacque appenninico primario, oppure innestandosi sulla dorsale centrale dell’Appennino Centrale con il gruppo montuoso del Monte Nuria, le Montagne della Duchessa e il Velino-Sirente.

Il massiccio del Terminillo consta di diverse cime che superano i 2000 metri (la cima del Terminillo, il Monte Terminilletto (2108 m), la Cresta Sassetelli (2139 m), il Monte Elefante (2015 m), il Monte di Cambio (2081 m)) ed altre a quote inferiori (Monte Terminilluccio (1864 m), Monte Macchialaveta (1824), Monte Tilia (1775 m), Monte Corno (1735 m), Monte la Tavola (1696 m), Cima d’Arme (1678 m), Monte Rosato (1504 m)) e su ogni versante è segnato da ampie e profonde vallate che ne determinano i confini orografici e lo separano da altri piccoli gruppi montuosi minori che lo circondano (i Monti di Cantalice, Poggio Bustone, Rivodutri e Morro Reatino). Tra queste valli spiccano per interesse naturalistico la Vallonina che scende verso Leonessa dall’omonima Sella di Leonessa, le valli Ravara e di Capo Scura che scendono invece verso il corso del fiume Velino e l’antica consolare Salaria. Sul versante opposto sono invece le Valli dell’Inferno e degli Angeli che scendono verso la piana reatina e i monti di Cantalice. Fino a quote di media montagna (1600–1800 m) è ricoperto da boschi su tutti i versanti.